Thyssen: per l'amministratore delegato chiesti 16 anni e mezzo di reclusione

Al processo di Torino la requisitoria del pm Guariniello. Per quattro degli altri cinque dirigenti incriminati proposta una pena di 13 anni e 6 mesi, nove anni all’unico – secondo l’accusa – che ha manifestato una condotta collaborativa. I familiari delle sette vittime: “Meritavano l’ergastolo”

TORINO – Sedici anni e sei mesi di reclusione: questa la pena richiesta oggi, al termine della requisitoria, dal pm Raffaele Guariniello per Harald Espenhahn, amministratore delegato della multinazionale Thyssenkrupp, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale in merito al rogo che, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre di tre anni fa, presso lo stabilimento torinese della multinazionale, costò la vita a sette operai.

Guariniello ha successivamente chiesto la condanna per gli altri cinque dirigenti imputati, tutti chiamati a rispondere di omicidio colposo: 13 anni e 6 mesi senza la concessione di attenuanti per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri – che, secondo l’accusa “avrebbero messo in atto una vera e propria strategia per influenzare a proprio vantaggio l’esito del processo” – e nove anni per Daniele Moroni che, sempre secondo la Procura, nel corso del processo “ha manifestato una condotta ispirata palesemente alla collaborazione”. Guariniello – che nei confronti all’ad Espenhahn ha pure riconosciuto “un non pessimo procedimento processuale” ha chiesto, infine, una sanzione pecuniaria per la società di 1,5 milioni di euro, l’esclusione per un anno da agevolazioni e sussidi e la revoca di quelli già concessi, nonché il divieto di pubblicizzare i propri prodotti per un anno e la pubblicazione di un’eventuale sentenza di condanna sui maggiori giornali internazionali.

Guariniello ha inoltre chiesto la trasmissione degli atti per procedere per falsa testimonianza contro tre persone e per procedere per omissione volontaria di cautele contro gli incidenti a carico di una quarta. Se la richiesta verrà accolta ci sarà, dunque, un’inchiesta bis per le violazioni delle norme in materia di sicurezza che si aggiungerà al procedimento – già in corso con una decina di indagati – per le testimonianze non genuine rese in aula. A questo proposito il pm ha detto di non avere “mai vista una cosa del genere”. “Non è stato un episodio isolato ma una strategia di più persone che si è protratta per mesi”, ha aggiunto. L’ombra delle omissioni di cautele e dell’omicidio colposo riguarda uno dei consulenti dela Thyssenkrupp, Berardino Queto.

“La richiesta di pena avanzata per Harald Espenhahn è esagerata e assurda perché frutto di una impostazione giuridica sbagliata”: questo a caldo il commento di Ezio Audisio legale dell’ad. “Noi riteniamo che il fatto doloso non sia per nulla sussistente e che, in ragione dell’organizzazione dell’azienda e delle deleghe conferite, l’ad aveva attribuito alla gestione locale responsabilità attinenti alla gestione dello stabilimento e, quindi, anche con riferimento a eventuali profili colposi non riteniamo che sia lui il destinatario”.

La richiesta di pena ha suscitato le forti proteste dei familiari delle vittime. “Dovevate chiedere l’ergastolo”, ha sostenuto la madre di uno dei sette operai uccisi. “La pena chiesta è troppo bassa. Spero che i giudici l’aumentino. Gli imputati devono pagare per sette vite”. “Per loro sarà un altro Natale tranquillo, noi invece il 24 dicembre saremo a piangere ancora una volta i nostri cari al cimitero”, ha aggiunto un altro parente.

“Abbiamo chiesto ciò che è  giusto in scienza e coscienza”, ha commentato Guariniello ai giornalisti al termine della requisitoria. “Questa non è una giurisprudenza nuova. Abbiamo applicato le norme della Cassazione su delle prove che, nei casi di infortuni mortali sul lavoro, in generale non sono mai emerse. La novità, in effetti, è che siamo davanti a una corte d’assise”. E a chi gli ha fatto presente le lamentele espresse dalle famiglie degli operai scomparsi, il magistrato ha assicurato di avere “cercato di fare e di dare il massimo”, riferendosi alla tempestività con cui sono state chiuse le indagini (meno di tre mesi) e alla velocità con cui è stato celebrato il dibattimento, che fino ad oggi ha richiesto oltre ottanta udienze. Guariniello ha anche quantificato simbolicamente in 800mila euro “il prezzo del reato”,  ovvero la somma che l’azienda avrebbe risparmiato non installando un impianto di rilevazione incendi. Il pm ha proposto – così, come prevede la norma – la “confisca” della cifra.

Fonte: www.inail.it